Casa di Maria


Casa di Maria è un progetto presentato e finanziato dal Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di Padova all’interno del bando Progetti a Rilevanza Locale 2005 e appoggiato (con lettera di paterniarato) dal Comune di Padova, dal Dipartimento per le Dipendenze e dal Centro di Salute Mentale del 2° Servizio Psichiatrico dell’Ulss 16. Il progetto vuole dare risposta al bisogno, da più parti espresso, di una struttura di seconda accoglienza per donne maggiorenni, sole, in situazione di grave disagio sociale.


La casa vuol essere un contesto comunitario che offre sostegno ed ospitalità a donne adulte sole dai 18 ai 60 anni provenienti da situazioni di abbandono familiare, disagio sociale, abitativo, economico, occupazionale, lieve disabilità psichica e fisica, problematiche alcolcorrelate. La specificità del modello di presa in carico tende a contrastare questa particolare tipologia di disagio non con interventi di tipo assistenzialistico o di mera tutela ma con un lavoro educativo incentrato sui comportamenti con l’obiettivo finale di aiutare la persona a riappropriarsi di nuovi spazi e capacità d’autonomia. In particolare si attiveranno forme di supporto ed accompagnamento nelle necessità clinico-sanitarie, di ricerca del lavoro, di soluzione alle problematiche abitative.

La finalità è creare nella casa un clima di condivisione e reciprocità capace di andare oltre un modo di rapportarsi legato a uno stile “professionale” o a richieste di semplice assistenza. I volontari saranno aiutati dagli operatori ad inserirsi nella vita della casa e a gestire n modo corretto le relazioni con gli ospiti; a loro volta potranno supportare gli operatori istituzionali nelle attività educative e di accompagnamento, dedicando il loro impegno in casa soprattutto alle attività quotidiane condivise (pranzo, cena, attività ricreative, tempo libero). Ogni accoglienza in “Casa di Maria” è subordinata alla stesura di un progetto individuale condiviso tra la persona accolta, il servizio inviante e l’equipe educativa della casa.

 

Come per “Casa don Carlo” la proposta è quella di un percorso educativo teso al recupero del più alto grado possibile di autonomia, attraverso la condivisione della quotidianità in un contesto comunitario ispirato ad un modello “famigliare” di convivenza e l’attuazione di progetti personalizzati per ogni ospite. L’equipe educativa, composta da due operatori e da volontari, collaborerà attivamente con i soggetti istituzionali per la stesura e conduzione dei percorsi individuali condivisi con la persona accolta. In questa prima fase di sperimentazione non sono previste accoglienze di madri con figli. Punto di forza del progetto è la compartecipazione attiva e costante nelle attività educative e di accoglienza di volontarie qualificate e motivate.


Parte integrante del progetto è la verifica periodica del percorso. L’equipe educativa si propone come punto di contatto e coordinamento tra i vari servizi del territorio coinvolti nello stesso progetto.

La durata del percorso di accoglienza è funzionale al progetto educativo. E’ un progetto pilota e come tale ha anche lo scopo di sperimentare e valutare modalità e percorsi rispetto al disagio femminile. La struttura inizialmente sarà predisposta all’accoglienza per 3 persone con l’impiego di 2 operatori supportati dai volontari dell’associazione APRE e da due volontarie del servizio civile nazionale.